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Parchi e riserve naturali

Parco Punta Falcone

Parco Punta FalconeE' innegabile che chi si reca nel parco di Punta Falcone e vi trascorre anche solo poco tempo ne rimane affascinato. Questa naturale terrazza , incuneata nel mare , che segna idealmente il confine tra il Mar Ligure e il Mar Tirreno , permette di ammirare , con ampio raggio l'azzurro mare del Canale di Piombino , l'Isola d'Elba e in lontananza , in giornate chiare i monti della Corsica , l'Isola del Giglio , i monti dell' Argentario e l' Isola di Montecristo. Il tutto in una cornice di Flora Mediterranea che in primavera esplode in tutta la sua bellezza. Troviamo : LECCI , FILLIREE , GINESTRE VILLOSE ( o Calicotome villosa ).

In primavera tutto prende colore come improvvise pennellate ; il bianco e rosa dei CISTI , il giallo delle GINESTRE , il rosso acceso del FICO degli OTTENTOTTI. La gran parte della Flora del Parco di Punta Falcone e' stata catalogata e lungo il percorso di visita sono stati apposti dei cartelli che fanno conoscere le varie specie BOTANICHE con il suo nome scientifico e volgare.

Dettaglio dell'aspetto botanico
Parco di Punta Falcone - PiombinoLa flora presente è caratterizzata dalla presenza di specie tipiche della macchia mediterranea ma dato la natura rocciosa e la poca copertura di humus, la vegetazione è composta da specie prevalentemente arbustifere con poche specie arboree e con altezze limitate. La peculiarità di tutte, quale il colore delle foglie, la loro consistenza, il profumo intenso, la peluria che le ricopre, le spine, la presenza di resine ed oli essenziali, sono forme di adattamento ad un clima predominato da salinità, venti, prolungati, periodi di siccità, temperature elevate e nonché suolo prevalentemente roccioso. Queste piante però in primavera abbelliscono il Parco con i loro bellissimi colori Moltissime specie botaniche sono state catalogate e lungo il percorso saranno riconoscibili attraverso cartellini indicanti il nome scientifico e volgare.

Promontorio del Falcone
Questo piccolo promontorio è costituito esclusivamente da basalto, roccia effusiva che presenta i tipici caratteri della colata sottomarina, costituita da pillow lavas (lava a cuscino). La roccia varia dal colore verde scuro al bruno rossastro nelle aree più alterate sino quasi al nero.
Questa spettacolare roccia magmatica ebbe origine su un fondo marino, circa 150 milioni di anni fa, in corrispondenza della dorsale centro-oceanica dell’allora nascente Paleoceano Ligure-Piemontese ad una profondità di circa 3000 metri. Questo tipo di lava risale da magmi del mantello andando a costituire la crosta oceanica; tutt’ora in formazione nella dorsale centro oceanica atlantica.
Quando iniziò la separazione della placca africana da quella americana iniziarono a crearsi delle fratture che allargandosi sempre più generarono l’Oceano Atlantico centrale ma quello che più interessa a noi l’Oceano Ligure- Piemontese (che però non ha nulla a che fare con i mari esistenti oggi). Infatti questo oceano andò sempre più allargandosi fino a circa 70 milioni di anni fa quando per cambiamento dei movimenti delle placche l’avvicinamento dell’Africa all’Europa, comportò la scomparsa dell’Oceano Ligure-Piemontese. Testimonianze della sua passata presenza la troviamo nelle montagne alpine e appenniniche. Al Falcone possiamo ammirare un piccolo “brandello” di questa crosta oceanica alloctona.

Aspetto Memoria e Storia
La posizione del promontorio del Falcone, sperone roccioso a guardia del Canale di Piombino, fin dall’antichità ha visto la presenza di armati con lo scopo di sorveglianza e di difesa. Ma è prima dello scoppio della 2a Guerra Mondiale che, su progetto di Maregenimil di La Spezia, iniziò la costruzione della Batteria Navale ribattezzata “R. Batteria Galeazzo Sommi Picenardi”. Al termine dei lavori la batteria era armata con cannoni di medio calibro 152/45 e servita da un circa 80 militari Le strutture di questa batteria, alcune ripulite e visitali, sono ben visibili nel Parco.
Arrivando nel Parco possiamo raggiungere l’Osservatorio Astronomico, trasformazione avvenuta nel 1975 della centrale telemetrica della batteria, sopra la quale è stata costruita la cupola contenente il telescopio. Scendendo verso l’estremità del promontorio si incontrano le quattro piazzole con il grande basamento che presenta ancora i bulloni di fissaggio degli affusti. Alle spalle si notano i 2 ingressi delle “riservette” alloggi dei proietti e del personale con corridoio sotterraneo avente forma di ferro di cavallo. Ancora presenti nel Parco sono 3 altre strutture della batteria: la Casamatta, l’edificio sulla scogliere , sede della fotoelettrica; il deposito dell’acqua orora semisommerso dalla vegetazione; la polveriera, di cui rimangono pochi resti in quanto fatta brillare dai tedeschi in fuga.

Riserva Naturale Provinciale Oasi WWF Padule Orti-Bottagone

Oasi WWFL’Oasi WWF Padule Orti-Bottagone ha una estensione di 126 ettari ed è Riserva Naturale Provinciale (L.R.T. 49/95); inoltre coincide con il Sito d'Importanza Comunitaria “SIC IT5160010” e con la Zona di Protezione Speciale “ZPS IT5160010”.
Ricade interamente nel territorio del Comune di Piombino (LI).

Si tratta di una vasta zona umida, ultima testimonianza del comprensorio palustre che un tempo dominava la Val di Cornia, costituita da due aree contigue ma idrobiologicamente molto diverse: una palude salmastra, gli Orti, dominata dal salicornieto, ed una d'acqua dolce, il Bottagone, un fitto canneto intercalato da chiari. Prati umidi, incolti, boschetti di tamerice e campi coltivati, completano il paesaggio.

Oasi WWFLa palude salmastra degli Orti e quella d'acqua dolce del Bottagone formano, insieme, una vera Oasi. Un’area scampata alle trasformazioni del territorio grazie ad un misto di casualità iniziale e poi al presidio di naturalisti volontari del WWF di Piombino e toscano. Si sono dati da fare, hanno raccolto i fondi, hanno ottenuto una serie di vincoli. Insomma, hanno vinto la loro battaglia: distese di acqua e vegetazione palustri, sito per migliaia di uccelli e altri animali. Poco importa se è circondata da centrali, impianti industriali ed infrastrutture viarie. Quello che c'era da salvare è stato salvato; quello che di naturale era sopravvissuto lo sarà ancora ed ancor di più. Una vera Oasi.

I Sentieri Natura sono due, partono entrambi dal Centro visite, e sono tra loro collegati; con una visita giornaliera è possibile percorrerli entrambi.
Sono sentieri pianeggianti e non presentano difficoltà particolari; sono però indispensabili gli scarponi ed un abbigliamento adeguato, sportivo, con pantaloni lunghi.

Oasi WWFIl Sentiero Natura degli Orti (area ad acqua salmastra), realizzato in parte su palafitta, in parte schermato, è dotato di 2 osservatori, 1 torretta e numerose feritoie di avvistamento; è particolarmente vocato all'osservazione degli uccelli. Percorrendolo, e soprattutto sostando nei capanni, si possono osservare, nelle varie stagioni, i fenicotteri, le eleganti garzette, numerosi aironi, molte specie di anatre, limicoli, le coppie e i piccoli di cavaliere d’Italia, i cormorani e diverse specie di rapaci, come il falco pescatore, intento nella pesca, il falco di palude, la poiana, il lodolaio.

La flora è composta da bassi e fitti tappeti di salicornia e alimione, piante adattate all’ambiente salmastro; e dalle alghe, organismi vegetali indispensabili per l’equilibrio ecologico dell’habitat, fonte primaria di cibo per moltissime specie animali.
Nelle basse e ricche acque vivono diverse specie di pesci, (anguilla, ghiozzo, carpa, spigola, muggine dorato, pesce ago), una colonia di granchio mediterraneo ed infinite specie di invertebrati, che costituiscono la base alimentare per tutti gli animali “non vegetariani”.
Lungo il sentiero, in particolare sui ponticelli di legno, è facile individuare le tracce del passaggio dei mammiferi presenti: aculei di istrice, tracce di predazione, resti di cibo, borre di rapaci notturni, impronte.
La Riserva è aperta alla collaborazione con chiunque, studenti, ricercatori, Istituti, desiderino approfondire la conoscenza di specie animali e/o vegetali presenti ed intendano collaborare nelle attività gestionali dell’area protetta.

Il Parco Costiero della Sterpaia

Parco della SterpaiaUna preziosa e rara foresta umida, tipica dell'antico paesaggio litoraneo della Maremma, sottratta dal Comune di Piombino alla lottizzazione abusiva che l'aveva interessata a partire dagli anni '70. Un ambiente incantato dove perdersi tra querce secolari, in compagnia dei piccoli animali che lo abitano, fino a scoprire, al di là delle dune sabbiose, il mare.

Il Parco si estende lungo il litorale costiero tirrenico livornese, nell’ampio Golfo tra Piombino e Follonica. L’area occupa una superficie di circa 296 ettari, compresa nel territorio del Comune di Piombino, così caratterizzati:
- 17 ettari di arenili, per uno sviluppo di circa 10 km di costa
- 124 ettari tra aree dunali e retrodunali
- 155 ettari tra boschi e radure agricole.

La costa del parco si presenta con una forma lievemente falcata, relativamente profonda e lievemente digradante verso il mare, con sabbia chiara, fine e delimitata da una stretta duna. Il suo profilo è scandito da varie torri, la cui presenza ha precise ragioni storiche.

Le strade che portano agli accessi al parco e alle spiagge si dipartono dalla strada cosiddetta “geodetica” che collega Piombino a Riotorto; un articolato sistema di parcheggi permette un accesso regolamentato alle molte spiagge della costa.


Parco Archeologico di Baratti e Populonia

Parco archeologico di BarattiSi estende tra le pendici del promontorio di Piombino ed il Golfo di Baratti , dove sorgeva la città etrusca e romana di Populonia, nota fin dall’antichità per l’intensa attività metallurgica legata alla produzione del ferro. Comprende una parte significativa dell’abitato etrusco e romano di Populonia, con le sue vaste necropoli, le cave di calcarenite ed i quartieri industriali in cui si lavorava il minerale di ematite, proveniente dai giacimenti dell'isola d'Elba, per ricavare lingotti di ferro. Il parco è articolato in diverse aree di visita che permettono di cogliere la trasformazione del paesaggio nel corso dei secoli.

La costa boscosa del promontorio è rivolta verso l’arcipelago: le sagome scure delle isole fra cui l’Elba e la Corsica hanno costituito fin dall’antichità le quinte sceniche di un paesaggio di terra e di acqua. Fino alle bonifiche moderne, infatti, la pianura che si estende all’interno del promontorio di Piombino era un susseguirsi di laghi e lagune, ricche di pesce e di vegetazione palustre.

Questo era il paesaggio del IX-VIII secolo a.C., quando sull’acropoli furono costruite importanti capanne per ospitare le più antiche aristocrazie di Populonia. Di queste capanne restano deboli e suggestive tracce sulla sommità dell’acropoli, non distanti dalle monumentali strutture di un’altra Populonia, quella romana che intorno al II secolo a.C. costruisce importanti templi, terme e santuari proprio nel cuore della città. 

Parco archeologico BarattiUna rete di itinerari unisce la città delle case e dei templi alla città industriale e alle necropoli che si adagiano sulle prime colline che cingono l’insenatura. I percorsi, oggi come nell’antichità, seguono strade basolate, attraversano boschi e macchia mediterranea e si aprono su inaspettati scorci rivolti alternativamente sul golfo di Baratti o sul mare aperto e l’isola d’Elba. Uno di questi tracciati si spinge fin verso un altro paesaggio, quello del Medioevo. Fra i boschi del promontario i ruderi del monastero benedettino di San Quirico raccontano di una città scomparsa e di un rinnovato interesse per le risorse naturali e minerali della regione.

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