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ANTICHITA' E MEDIOEVO

Piombino, situata sull'etremità meridionale dell'omonimo promontorio, è una città di mare dalle antichissime origini classiche e medievali, ereditate da Populonia, patria etrusca della metallurgia, e dalla repubblica marinara di Pisa.
Sin dalla nascita dei primi insediamenti, intorno all'anno Mille, la sua peculiare posizione geografica si rivelò fondamentale per la sua stessa esistenza e per le vicende che ne hanno caratterizzato la storia e lo sviluppo sino ad oggi. La strategicità del territorio suscitò ben presto l'attenzione di Pisa: nel 1162 un Breve Imperiale sancì una prima forma di protettorato su Piombino, che tuttavia riuscì ugualmente ad organizzarsi in Comune, sviluppare proprie istituzioni ed ampliare la sua rete di traffici, consistenti soprattutto nello smercio del ferro dell'Isola d'Elba, del grano della Maremma e del sale prodotto poco oltre i confini urbani. Tra la fine del XII e la prima metà del XIII secolo, Piombino divenne il secondo principale attracco della repubblica marinara.

LA NASCITA DELLO STATO

Fu con la progressiva crisi e decadenza di Pisa che Piombino cominciò a definire spazi di autonomia politica ed economica, che si ampliarono nel corso del XIV secolo finchè, nel 1399, si inaugurò con Gherardo il dominio degli Appiani e la nascita dello Stato, che sopravvisse (caso unico nella storia italiana) per oltre quattro secoli: Signoria dal 1507, divenne successivamente Feudo Nobile (1509) e infine, nel 1594, Principato libero e franco del Sacro Romano Impero.
Alla sua guida, oltre alla famiglia Appiani, si avvicendarono i Ludovisi, i Boncompagni e i Baciocchi-Bonaparte, attraverso un lunghissimo periodo di grandi trasformazioni politiche e amministrative, guerre ed invasioni, fino al 1815 quando, con il Congresso di Vienna termina, Piombino termina la sua esistenza autonoma e confluisce nel Granducato di Toscana dei Lorena.

GLI APPIANI, IL RINASCIMENTO E LEONARDO

E' soprattutto la dominazione degli Appiani ad imprimere a Piombino il volto di città d'arte e a consegnarci quel cospicuo patrimonio di Beni Culturali che attualmente costituisce una delle principali direttrici dello sviluppo economico. La fioritura architettonica ed artistica rinascimentale raggiunge il massimo splendore nel corso del XV secolo: risale a questo periodo la costruzione dell'Ospedale della SS.Trinità, del complesso architettonico della Cittadella e del Chiostro presso la Concattedrale di Sant'Antimo, opere queste ultime due dell'architetto e scultore fiorentino Andrea Guardi.
Appartiene a quest'epoca anche la fortezza del Rivellino, edificata nel 1447 a difesa della Porta a Terra (Torrione), in occasione dell'assedio di Alfonso I d'Aragona re di Napoli, che invano tentò di conquistare la città. Recenti ricerche hanno inoltre accreditato la presenza di Leonardo Da Vinci nella città, attraverso i progetti urbanistici che il grande scienziato concepì nei primi anni del Cinquecento per Cesare Borgia e Jacopo IV Appiani.

L'ARCHITETTURA MILITARE E IL CASTELLO

Come nel passato, Piombino continuava a suscitare la particolare attenzione degli Stati italiani e stranieri, non solo come postazione privilegiata di controllo del mare toscano e via di accesso marittimo alla penisola, ma anche per la ricchezza delle risorse, prima tra tutte lo sfruttamento del ferro: frequenti erano gli assedi, i tentativi di occupazione e le minacce esterne, che incombevano sul piccolo Stato.
Anche per questo, durante il Cinquecento, la città potenziò il suo apparato difensivo e la sua architettura militare: è del 1553 la Fortezza Medicea, costruita per ordine del duca di Toscana Cosimo I De' Medici, su un progetto di ampliamento del preesistente Cassero quattrocentesco, ad opera dell'architetto Giovanni Camerini. Il complesso, che da allora ha subito ulteriori ampliamenti e trasformazioni, è noto con il nome di Castello e oggetto di un ambizioso progetto di restauro (i cui lavori sono in corso) che lo riconsegnerà alla fruizione collettiva, in quanto "museo di se stesso" e come sede di un costituendo Museo della città e del territorio.

IL SETTECENTO E LA MAREMMA

Terminato il governo degli Appiani il Principato viene "comprato" da Niccolò Ludovisi, principe di Venosa, con il quale si inaugura il dominio della dinastia che proseguirà fino ai primi del Settecento e, nel secolo successivo, con la famiglia Boncompagni-Ludovisi.
Il cambiamento verificatosi sulla scena politica non porta particolare impulso allo sviluppo del piccolo Stato ed è solo verso la metà del Settecento che, come nel resto dell'Europa, si registra un'inversione di tendenza, legata in particolare all'espansione dei traffici marittimi e alla crescita demografica. Questi segnali di risveglio furono tuttavia accompagnati da un grave dissesto idraulico delle campagne, conseguente ad un lungo processo di degrado che, iniziato nell'alto medioevo ed intensificatosi alla fine del Cinquecento, interessò tutta la Maremma toscana: così, verso la fine del Settecento, l'ampia pianura del Principato appariva letteralmente costellata di aree acquitrinose, anche molto estese, come quelle del "padule" di Piombino, presso la foce del Cornia, e del "padule" di Scarlino. Oggi, a testimonianza di quel paesaggio naturale, resta un angolo dimenticato dalle bonifiche: la palude degli Orti-Bottagone, oasi del WWF, estesa per circa 100 ettari a sud della foce del Cornia, sito faunistico di interesse nazionale per la presenza di numerose specie come il Fenicottero, la Cicogna, l'Airone Europeo, il Cavaliere d'Italia.

LA "PICCOLA PARIGI"

Un'autentica ondata di rinnovamento giunse agli inizi dell'Ottocento quando, dopo la conquista francese, Napoleone concesse Piombino alla sorella Elisa, moglie di Felice Baciocchi. La tradizione popolare ha molto (e per lo più ingiustamente) favoleggiato sul personaggio della "Baciocca", mentre certamente la città deve a questa donna un decisivo impulso innovatore, imposto al vecchio ordinamento politico, amministrativo e fiscale, che condizionò positivamente il futuro sviluppo sociale ed economico.
Grande fu l'impegno di Elisa anche nel campo delle opere pubbliche: tra queste, la costruzione della strada detta "della Principessa", la litoranea a carattere turistico che ancora oggi unisce Piombino a San Vincenzo. Tale fu il profondo risveglio portato nel complesso dalla stagione francese, che in quegli anni la città prese l'appellativo di "piccola Parigi".

OTTOCENTO: INIZIA "L'ETA' DEL FERRO"

Con il tramonto dell'epoca napoleonica scompare lo Stato indipendente, che nel 1815 viene annesso al Granducato di Toscana: ciò non interrompe, tuttavia, il generale processo di ripresa che conosce una lenta ma costante crescita economica, demografica ed edilizia, agevolata anche dalla campagna di risanamento della Maremma lanciata nel 1828 da Leopoldo II. Verso la fine dell'Ottocento furono fondate le prime grandi industrie piombinesi, la Società Anonima degli Alti Forni e Fonderia di Piombino e La Magona d'Italia: ha inizio quell'attività siderurgica che ha caratterizzato lo sviluppo locale nell'ultimo secolo, trasformando la piccola città di mare in un polo industriale.
In pochi decenni, l'identità stessa di Piombino si legò saldamente alla lavorazione dell'acciaio, che condizionò il suo sviluppo economico, sociale ed urbanistico. Se la siderurgia portò indubbiamente Piombino a divenire una moderna e florida città industriale, dall'altra la crisi siderurgica iniziata negli anni Ottanta le ha "presentato il conto", evidenziato i limiti ed i rischi di una rigida mono-cultura.

LA BATTAGLIA DI PIOMBINO

ANTEFATTO

Il 25 luglio 1943 il Re destituiva e faceva arrestare Benito Mussolini: era la caduta del fascismo. Ma la guerra continuava e in tutta Italia, nei 45 giorni che precedettero l'Armistizio con gli Alleati, risorsero le organizzazioni antifasciste. A Piombino, città tradizionalmente antifascista, nacque il Comitato di Concentrazione Antifascista, che raccolse intorno a sé tutte le spinte tendenti al rinnovamento del quadro politico cittadino ed alla restaurazione delle libertà sindacali in fabbrica.
L'8 settembre 1943, quando la radio trasmette il comunicato del Capo del Governo, il Maresciallo Badoglio, che annuncia la firma dell'Armistizio, anche a Piombino, come nel resto d'Italia, la notizia viene salutata dalla popolazione con manifestazioni di gioia per la fine della guerra. Ma l'entusiasmo è destinato a spegnersi ben presto. Già durante la notte seguente, una flotta tedesca all'ancora nel porto effettua un tentativo di occupazione militare della città, prendendo la batteria del Semaforo. L'immediata reazione persuade tuttavia gli aggressori a ritirarsi e partire.
La giornata del 9 settembre trascorre dunque nella preoccupazione crescente dei cittadini, che temono un attacco tedesco, mentre si fanno sempre più evidenti gli effetti della smobilitazione militare e dell'apparato difensivo seguiti alla notizia dell'Armistizio. In questo clima di grande incertezza si inserisce l'opera del Comitato di Concentrazione Antifascista, protagonista degli eventi di questo periodo, che di fronte ai tragici sviluppi del giorno successivo si farà guida del sollevamento popolare e spingerà i comandi militari alla reazione.

I PREPARATIVI DELLA BATTAGLIA

All'alba del 10 settembre 1943, arriva di fronte al porto di Piombino una flottiglia tedesca con due cacciatorpediniere, agli ordini del comandante Albrand, che chiede di attraccare per rifornirsi di acqua e carbone. Alla richiesta, che cela l'evidente intenzione di invadere e prendere possesso della città, si oppone il comandante di Marina Piombino Amedeo Capuano, ma il generale De Vecchi, comandante della 215.a Divisione Costiera, vecchio fascista, ordina di autorizzare lo sbarco.
La notizia di quanto sta accadendo al porto si diffonde rapidamente, provocando fermento nella popolazione e tra gli operai degli stabilimenti Ilva e Magona. Si accendono le prime proteste dei civili, che chiedono alle autorità l'immediato allontanamento delle navi germaniche, senza risultato.
Col passare delle ore la ribellione cresce e comincia ad organizzarsi per lo scontro imminente, che il comandante tedesco sta nel frattempo pianificando: Albrand si era infatti accorto della gravità dei tumulti che preannunciavano una resistenza all'invasione e si preparava con cura a sferrare l'attacco. Anche in questa fase, il ruolo del Comitato si dimostra importante, non solo nella preparazione dei civili alla battaglia, ma anche come contatto con le forze armate: proprio a seguito delle pressioni sul generale Perni viene chiamato in difesa della città un battaglione corazzato, accampato poco distante. Civili e militari organizzano le difese presso le batterie di Montecaselli, Salivoli e Falcone. Contemporaneamente i tedeschi si preparano all'assalto secondo tre linee di fronte: la conquista della postazione del Semaforo, l'occupazione del porto, l'invasione lungo la strada verso la città.

LO STEMMA DEL COMUNE DI PIOMBINO

Il Comune è un ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico: da questo status consegue il diritto al nome, allo stemma e alla denominazione delle proprie borgate e frazioni.
La prima elaborazione dello stemma piombinese risale al secolo XI, quando la città comincia ad avere una propria struttura urbana, civile e legislativa. La raffigurazione pittorica più antica, sinora conosciuta, risale invece al XV secolo e riporta i colori argento (bianco) e rosso, tipici della famiglia Appiani. I colori verde e oro, attualmente in uso, compaiono nell'Ottocento.L'elemento principale, contenuto nella forma di scudo, raffigura un profilo urbano fortificato, con tre torri e una chiesa; ai lati appaiono due tralci, uno di alloro e l'altro di quercia, uniti alla base. La corona che sormonta lo scudo, anticamente simbolo del rango di Principato, ottenuto da Piombino con diploma dell'Imperatore Rodolfo II il 7 febbraio 1594, indica araldicamente il titolo di città, conferito con Regio Decreto il 4 settembre 1927. Lo sperone roccioso simboleggia infine la caratteristica di città marittima, situata sull'omonimo promontorio.

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