La
storia del complesso monumentale denominato "castello" coincide
e riflette la storia della città di Piombino. La sua forma attuale
è infatti il risultato di più fasi costruttive, comprese
tra il XIII e il XIX secolo. Nel corso del XII secolo, Piombino era già
un importante nucleo fortificato controllato da Pisa. A quel tempo, poco
al di fuori dell'originaria cinta urbana, dove poi si svilupperà
il Castello, si trovava un'area cimiteriale, rinvenuta durante gli scavi,
che fu quasi completamente distrutta nei primi decenni del XIII secolo.
Nel 1235, infatti, come attesta l'epigrafe trovata nel corso dei lavori,
il Comune decise di ingrandire la cinta urbana, costruendo nel luogo di
sepoltura parte delle mura ed una grande torre-porta, che il restauro
ha riportato alla luce nella sua interezza. L'usanza di seppellire in
quest'area urbana fu ripresa non appena la porta, all'inizio del XIV secolo,
venne tamponata per motivi economici e di sicurezza. Nella seconda metà
del Trecento, anche la seconda area cimiteriale fu obliterata con la costruzione
di una fortificazione, addossata alla cinta, voluta da Pisa per controllare
la città, in seguito a disordini e rivolte locali. Quando, alla
fine del XIV secolo, si formò con Gherardo d'Appiano lo Stato di
Piombino, la città fu interessata da nuove opere di fortificazione
che riguardarono anche il Castello. Nella prima metà del Quattrocento,
la precedente fortezza pisana fu raddoppiata in volume e trasformata in
una più grande struttura difensiva, capace di contenere un maggior
numero di armati. L'ultima importante trasformazione avvenne alla metà
del XVI secolo quando, per volere di Cosimo I dei Medici, fu costruita
una fortezza, progettata dall'architetto Giovanni Camerini. Il Castello
si trovò così all'interno di un ampio spazio, delimitato
da una cortina muraria provvista di quattro bastioni angolari. La realizzazione
della fortezza comportò inoltre il raddoppio delle mura perimetrali
del Castello, il rialzamento della copertura e l'allestimento di nuovi
solai e divisori interni. In seguito, il complesso architettonico rimase
un importante avamposto difensivo, utilizzato durante le varie occupazioni
militari di Piombino tra XVII e XIX secolo. Ai ridotti interventi di questo
periodo risale la grande cisterna, riportata alla luce con gli scavi e
valorizzata nel restauro. Dalla seconda metà dell'Ottocento fino
al 1960, il Castello fu adibito a carcere: in relazione alla nuova funzione,
nel 1888 e 1901 vennero costruite ventotto celle. A testimonianza di questo
periodo, sono state conservate alcune celle del piano terreno e una parete
di scritte e disegni dei detenuti, restaurati, al piano superiore.
L'obiettivo principale dell'intervento di restauro, presentato a Roma
in occasione del IV convegno nazionale Manutenzione e recupero nella città
storica (Roma, 7-8 giugno 2001), è stato quello di riportare il
Castello al momento di massima organicità, individuato nella fase
tardo cinquecentesca, senza rinunciare tuttavia ad una lettura delle stratificazioni
appartenenti alle fasi più significative della sua storia edilizia.
Fino alla trasformazione in prigione, il Castello aveva mantenuto il suo
carattere originario di struttura militare e le numerose sovrapposizioni
ed aggiunte sono da considerare fisiologiche e coerenti con un processo
evolutivo condizionato per lo più dalle tecniche di difesa succedutesi
nei secoli. La funzione carceraria ha invece completamente stravolto l'assetto
architettonico maturato nel tempo: buona parte degli ambienti furono suddivisi
in tante piccole celle, le finestre modificate e munite di pesanti grate
metalliche, gli accessi originari chiusi e trasformati.
La prima operazione è stata quindi la demolizione delle superfetazioni
di quest'epoca, che impedivano la percezione delle monumentali strutture
inglobate nel Castello, prima tra tutte la porta duecentesca. L'intervento
più rilevante, dal punto di vista architettonico (anche perché
ha inciso con molta evidenza sul profilo urbano), è stata la ricostruzione
dell'altana sopra il terrazzo di copertura realizzata, grazie alla scoperta
dei quattro originari pilastri angolari, con una volumetria molto vicina
a quella originaria. Grande attenzione è stata rivolta all'uso
di materiali e tecniche tradizionali: tutte le nuove murature sono state
realizzate con pietra o mattoni, utilizzando malte a base di calce idraulica,
senza aggiunta di cemento; analogo trattamento è stato riservato
agli intonaci, eseguiti con malte di calci pregiate a colorazione naturale.
Solai, scale e ballatoi sono stati ricostruiti in legno, su modello di
quelli preesistenti. Anche le pavimentazioni sono state oggetto di particolare
cura: ai piani superiori sono state posate pianelle di laterizio fatte
a mano all'uso toscano e lastre in pietra arenaria invecchiata; al piano
terreno, sono state ricollocate le bellissime basole in granito dell'Elba
preesistenti, integrate con materiale della stessa qualità proveniente
dai depositi comunali, con risultato di grande effetto.
| Progettisti |
Carlo Melograni, Piero
Ostilio Rossi, Ranieri Valli con Giuseppe Serrao;
consulenza generale di Paolo Marconi e Michele Zampilli |
| Direzione lavori |
Michele Zampilli |
| Impresa esecutrice |
Consorzio Etruria di Montelupo
Fiorentino |
| Progetto e Direzione Lavori
Arredi |
Ranieri Valli |
| Periodo dei lavori |
gennaio 1999-marzo 2001 |
| Importo complessivo |
L. 7,5 miliardi |
| Dati dimensionali |
volume 12.000 mc;
superficie calpestabile 1.000 mq;
sistemazione superfici esterne 2.000 mq |
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