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» Museo archeologico del territorio di Populonia «
Culturalmente e funzionalmente connesso al Parco Archeologico di Baratti e Populonia, sito di interesse nazionale per la civiltà etrusca, il Museo piombinese rappresenta il principale polo espositivo del sistema dei Parchi della Val di Cornia ed illustra, attraverso suggestive ricostruzioni dei paesaggi, delle attività e degli ambienti antichi, le trasformazioni legate al popolamento del promontorio dalla preistoria fino all'età moderna. Come sede è stato scelto il Palazzo Nuovo, nel centro storico di Piombino, realizzato agli inizi dell'Ottocento per i regnanti Felice e Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, all'interno della Cittadella fortificata, alla cui progettazione contribuì Leonardo Da Vinci con la costruzione del recinto difensivo, dotato delle torri circolari attualmente visibili.
L'impegnativo restauro, che ha richiesto un investimento di oltre 3 miliardi, in gran parte finanziato con contributi CEE 2081, ha avuto come obiettivo principale quello di valorizzare l'importante complesso urbanistico quattro-cinquecentesco voluto dagli Appiani, Signori di Piombino, al cui interno si trova la sede del Museo, anche ai fini di un suo collegamento ideale e funzionale con le altre emergenze del centro storico.
Per la quantità e la qualità dei materiali in dotazione, il Museo è destinato ad assumere un ruolo di rilievo nell'offerta culturale e turistica di ambito toscano e nazionale. Nel complesso (circa 1.800 mq disposti su tre piani) sono ospitati infatti oltre duemila pezzi, tra manufatti preistorici, reperti provenienti dagli scavi delle necropoli etrusche di Populonia e materiali di epoca romana. Tra questi, la celeberrima Anfora d'argento, scelta come simbolo del Museo. Il ricco patrimonio archeologico esposto nella struttura è stato trasferito al Museo in virtù di una innovativa convenzione stipulata con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Sovrintendenza Archeologica della Toscana), Parchi Val di Cornia S.p.A. e Comune di Piombino, sulla base dei principi legislativi che regolano i rapporti di collaborazione tra Stato, Regione, Enti locali ed Imprese culturali.
Il progetto scientifico di allestimento del Museo è curato dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Siena e propone al visitatore un percorso diacronico che ha come chiave di lettura il rapporto storico tra uomo, territorio, risorse, fra le quali assume particolare rilievo il tema della produzione siderurgica antica e recente.
Progettato con criteri didattici (i contenuti sono descritti e spiegati attraverso pannelli illustrativi), il Museo è predisposto per visite guidate e progetti di ricerca, possiede aule e laboratori di archeologia sperimentale per gruppi e scolaresche. Sale per convegni, ambienti predisposti per manifestazioni ed esposizioni temporanee, lo rendono struttura versatile anche come centro di attività culturali.
Come già avvenuto per l'inaugurazione dei parchi della Val di Cornia, anche l'apertura del Museo è stata progettata come un'occasione di partecipazione e coinvolgimento della popolazione locale, da vivere come riscoperta delle proprie origini e conoscenza del patrimonio storico-archeologico di questo territorio. Per incentivare la fruibilità da parte della comunità locale e valorizzare la proposta dal punto di vista turistico, sono state attivate sinergie con le altre strutture del Sistema dei Parchi (in particolare il Parco Archeologico di Baratti e Populonia ed il Parco Archeominerario di San Silvestro) e, nel contesto del centro storico cittadino, con l'altra organizzazione museale, il Museo del Castello e della Città, attraverso forme di promozione congiunta ed agevolazioni per la visita ad entrambi i Musei.

» La presentazione

Il Museo Archeologico inaugurato nella Cittadella nasce dalla scelta, per alcuni versi coraggiosa, di ubicare la struttura a Piombino e non a Populonia, come era stato a lungo previsto. Questa decisione ha, anzi tutto, l'inestimabile vantaggio di mettere a disposizione del pubblico ambienti di visita e di studio più ampi ed idonei, ispirati a criteri di modernissima tipologia. Risponde inoltre all'ulteriore, importante obiettivo di trasferire nel nostro centro urbano, giunto ai massimi livelli di ristrutturazione e di rilancio, flussi turistici sempre più consistenti. Il Museo ha spazi talmente ampi da impedire l'esatta percezione della quantità, certo non trascurabile, dei reperti attualmente esposti (circa 2mila). Tale situazione rende implicito un futuro, ulteriore arricchimento della collezione. Nello stesso tempo ne deriva una visita agevole e tranquilla, senza che l'eccessiva concentrazione di materiali, caratteristica delle strutture di antica concezione, induca effetti claustrofobici o sindromi di Stendhal. Quindi un museo "arioso", da percorrere passo per passo, concentrando senza fretta l'attenzione sulle sintesi storiche, le carte geografiche e topografiche, le ricostruzioni di ambienti, oltrechè sui reperti, molti dei quali, al di là dell'elevatissimo valore documentario e archeologico, sono in grado di soddisfare i più consueti canoni estetici. Ciò che è attualmente visibile e che è, almeno in parte, suscettibile di sostituzioni e/o incrementi, secondo la più recente interpretazione del museo "aperto" e flessibile, è frutto di una selezione accuratissima, operata da un'équipe di specialisti dei vari settori.
Di particolare rilievo le testimonianze dell'opera dei primi metallurghi, risalenti all'età del rame, ad indicare, se ce ne fosse bisogno, che il territorio della Val di Cornia è, con ogni probabilità, l'unico in Europa a poter documentare senza soluzione di continuità l'attività di estrazione e lavorazione dei metalli, dagli albori della storia fino all'attuale fase di crisi postindustriale. La ricostruzione della fase etrusca, elemento centrale del Museo, verte sulla ricostruzione della storia, non ancora del tutto decifrata, di Populonia, l'unica città costruita direttamente sul mare, importante nella sua vocazione ai commerci e allo sfruttamento dell'attività siderurgica, così come lo sarà, a partire dal basso medioevo, il piccolo Stato di Piombino, nato all'altra estremità del Promontorio. Se mancano all'appello i prestigiosi corredi della Tomba dei Flabelli, di quella delle Idrie del pittore di Meidias ed i carri ricostruiti del tumulo omonimo, attualmente parte inalienabile della collezione del Museo Archeologico di Firenze, ciò che è esposto è ugualmente significativo e di alto livello. La documentazione dell'età romana introduce anche alla sezione dedicata ai grandi ritrovamenti in mare, a partire dal carico del relitto del Pozzino o "dei profumi", per finire al fiore all'occhiello dell'intero Museo, l'anfora argentea di Baratti che, se non si inserisce organicamente nella storia del nostro territorio, trattandosi di un capolavoro della toreutica di età tardo antica (V sec. d.C.), proveniente dal vicino Oriente, fa parte, a pieno diritto, della storia delle grandi scoperte archeologiche e di quella, universale, dell'arte di tutti i tempi. Ultima considerazione: il Museo, organizzato attraverso percorsi didattici chiari ed accessibili, si arricchisce di un altro valore culturale. Il Palazzo che lo ospita, apparentemente poco significativo dal punto di vista architettonico, è ciò che rimane dell'edificio che Elisa Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino, nel suo tentativo di trasformare il piccolo Stato in una sede degna di fasti regali, aveva affidato alla progettazione dell'architetto Ferdinando Gabbrielli e che si inseriva nel contesto prestigioso della Cittadella, concepita unitariamente in età rinascimentale da Andrea di Francesco Guardi. Dopo lo sciagurato abbattimento della residenza signorile degli Appiani, avvenuto nel 1959, il recupero ad uso museale dell'altro, grande edificio, assume quindi il significato di un seppur tardivo indennizzo di tale, dolorosa perdita. I concittadini, gli studenti, gli esponenti di un turismo sempre più attento e mirato, hanno adesso a disposizione due strutture, il Museo di Cittadella ed il Museo del Castello che, oltre ad integrarsi perfettamente dal punto di vista cronologico, nel nuovo utilizzo alludono, simbolicamente, alla loro trasformazione da strumenti di un potere assoluto ed oppressivo a prove concrete dell'attuale, grande evoluzione culturale della nostra città.
Pablo Gorini, Assessore ai Beni Culturali

Museo Archeologico del Territorio di Populonia sede piazza Cittadella, 8
Telefono 0565.221646
Telefax 0565.260857
E-mail museocittadella@parchivaldicornia.it
Orario variabile nell'arco dell'anno
Biglietto Intero 6 euro
Ridotto (6/14 e oltre i 65 anni) 4 euro
Famiglia (fino a 5 persone) 14 euro
Noleggio audioguida (per persona, facoltativo) 3 euro
Promozione Musei presentando il biglietto intero, acquistato presso uno dei due Musei cittadini, si ha diritto a visitare l'altro al costo del biglietto ridotto.  
Note La tariffa Famiglia si riferisce a un massimo di 2 adulti e 3 ragazzi. Con il biglietto di ingresso viene consegnata la Parcheocard, tessera nominativa a validità illimitata che da diritto a riduzioni per visite e ingressi nel Sistema Parchi Val di Cornia e agevolazioni nelle strutture ricettive/ristorative convenzionate
Altre informazioni www.parchivaldicornia.it