| L'archivio dell'ospedale, depositato
dalla USL presso l'Archivio storico comunale, è costituito
da circa 2500 pezzi fra buste, filze e registri ed abbraccia un
arco cronologico che, a partire dal 1613, arriva fino al 1965. Oltre
che dai documenti, contabili le serie principali sono costituite
da statuti e regolamenti, deliberazioni, corrispondenza, registri
dei malati, dei medicinali, delle cibarie e spese diverse, delle
biancherie, delle mignatte, degli interventi di medicheria e sala
operatoria, dai rapporti sul trattamento giornaliero degli ammalati,
dai fascicoli del personale.
La maggior parte della documentazione è relativa ai secoli
XIX e XX; dei periodi precedenti sono pervenuti a noi solo alcuni
registri di "ammissione degli infermi" e di "cibarie
e spese diverse". Proprio per le gravi lacune documentarie
riesce difficile, per il periodo più antico, ricostruire
la storia di questo ricovero che fu fatto edificare da Iacopo VI
Appiani nel 1570 su un preesistente nucleo ospedaliero di S.Trinita
fondato fra il 1448 e il 1455. Il signore lo dotò dei beni
delle corporazioni religiose soppresse e lo affidò ai frati
di San Giovanni di Dio, un ordine ospedaliero originario della Spagna,
che lo gestirono ininterrottamente fino al 1806.
Quando Elisa Bonaparte Baciocchi divenne principessa di Piombino
(1805) avviò un progetto di ristrutturazione della città
comprendente anche la costruzione di un nuovo ospedale, secondo
la concezione di sanità pubblica che vedeva gli ospedali
non più come ricoveri per i poveri infermi raccolti a scopo
assistenziale ma strutture finalizzate al recupero dei malati. Per
la nuova sede, che entrò in funzione nel 1810, fece modificare
il convento di S. Anastasia e l'annessa chiesa di S. Antimo sopra
i Canali.
Con l'annessione di Piombino al Granducato di Toscana (1815) e a
seguito dei grandi lavori di bonifica iniziati
nel 1828 per il rinnovato interesse governativo verso le pianure
maremmane, l'ospedale, che accoglieva soprattutto militari e lavoratori
stagionali affetti perlopiù da malaria, nel 1833 fu qualificato
in regio (come quelli di Firenze, Siena, Pisa, Pistoia, Arezzo,
Livorno e Grosseto) e venne amministrato da un rettore di nomina
granducale. Nel 1869 il Comune, in base alla legge del 3 agosto
1862 sulle Opere Pie che inseriva gli ospedali nel campo dell'assistenza
e beneficenza, lo affidò alla locale Congregazione di Carità.
Alla fine del 1800 il gigantesco processo di industrializzazione
modificò Piombino da comune rurale in città-fabbrica;
l'aumento della popolazione costretta ad ammassarsi in ambienti
angusti e la nocività della vita in fabbrica portarono al
propagarsi di malattie infettive che si aggiunsero al morbo tradizionale
della malaria. Le dure condizioni di lavoro provocarono inoltre
numerosi infortuni (nei primi anni del secolo se ne calcolarono
circa 3000 all'anno). La nuova amministrazione socialista si impegnò
particolarmente nel settore sanitario e dell'igiene pubblica; nel
1905 nominò direttore sanitario Antonio Mori che propose
immediatamente la costruzione di un nuovo ospedale. Le storiche
carenze finanziarie fecero però ripiegare l'amministrazione
su un progetto di ampliamento dell'esistente che ebbe un percorso
molto lungo. Terminerà solo nel 1935 dopo che il regime fascista,
in occasione della visita di Vittorio Emanuele III per l'inaugurazione
dell'acquedotto (1925), darà l'avvio ad un "Comitato
pro-Ospedale" per la raccolta di fondi.
Nel 1936, dopo gli avvicendamenti di vari direttori a seguito delle
dimissioni (1925) di A. Mori, sarà nominato direttore Giovanni
Maria Cannata; nel 1937 con la soppressione delle Congregazioni
di Carità l'amministrazione passerà all'Ente Comunale
di Assistenza e con un decreto del 5 dicembre del 1938 a un Consiglio
di Amministrazione. |