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Pil e consumi interni delle famiglie
Nel biennio
1999-2000 la Val di Cornia fa registrare un consistente incremento del
PIL (indicatore della produzione realizzata), pari a +7,4%, assai superiore
a quello del biennio precedente (+0,6%).
L'aumento è inoltre maggiore di quello verificatosi sia a livello
provinciale (+4,4%) che regionale (+3,6%). Crescono a un ritmo superiore
(+5,2%) anche i consumi interni (che comprendono i consumi delle famiglie
e non quelli collettivi della Pubblica Amministrazione), che nel 1999
erano allo stesso livello di crescita della provincia e della regione:
ciò sta a indicare l'evoluzione dei consumi e quindi del reddito
disponibile della popolazione residente, che danno impulso alla crescita
economica. Questa ha riflessi positivi sulla domanda di lavoro: la dinamica
delle unità di lavoro (computate rispetto alla quantità
di lavoro prestato nel sistema produttivo, e non collegate al numero di
posti di lavoro) migliora notevolmente nel 2000 (+5,0%) rispetto all'anno
precedente (+0,6%), e in misura più che doppia rispetto alla regione
(+2,2%).
Import/export
Alla crescita
economica fornisce un contributo assai importante l'incremento delle esportazioni,
in particolare di quelle verso l'estero che arrivano a +52,2%, attestandosi
quindi a un livello assai superiore al dato provinciale e regionale (+12,9%).
Anche per le importazioni si registra una accelerazione rispetto all'anno
precedente, che supera i corrispondenti aumenti in provincia e in regione.
In composizione percentuale, la quota preponderante di esportazioni verso
l'estero è rappresentata dalla meccanica.
Pil e consumi
dei residenti pro-capite
Per quanto
riguarda il PIL pro-capite la Val di Cornia presenta un valore elevato
(52,5 milioni), assai superiore alla media regionale (42,7 milioni). Il
consumo dei residenti pro-capite (da cui si può desumere il grado
di benessere economico della popolazione) risulta di 22,2 milioni, inferiore
a quello della regione (24,1), ma anche della provincia di Livorno (23,6).
La grande differenza riscontrabile fra questi due valori è attribuibile
essenzialmente all'elevata intensità di capitale della produzione
industriale locale (principalmente siderurgia): larga parte del valore
aggiunto prodotto nell'area va a remunerare il capitale investito che,
non essendo di proprietà di operatori locali, abbandona difatti
il sistema locale ove viene prodotto.
Per tale ragione, e la Val di Cornia da questo punto di vista rappresenta
un caso emblematico, l'indicazione offerta dal valore aggiunto assume,
specie a livello locale, un significato relativo in quanto dice poco sull'effettivo
livello di reddito disponibile per la comunità locale limitandosi
a misurare la creazione di nuovo valore derivante dalla produzione locale.
Settori produttivi
L'analisi
al 2001 della composizione per branche produttive del valore aggiunto
(calcolato al costo dei fattori) mostra che il maggior peso nell'economia
della Val di Cornia è da attribuire alle attività terziarie,
che superano il 53% (di cui il 17,9% è rappresentato dal commercio
e il 32,7% dagli altri servizi) del totale.
Il peso di queste attività è comunque inferiore a quello
che hanno sia nella provincia che nella regione, anche se la loro dinamica
appare maggiore. Il ruolo centrale dell'industria viene comunque confermato
dal peso delle attività industriali nel loro complesso (39,8%),
in termini di valore aggiunto assai superiore a quello registrato in regione
(23,2%); e in particolare la siderurgia, in cui è specializzata
l'area, rappresenta il 26,7% del totale anche se la sua dinamica appare
in lieve calo, dopo una fase assai positiva. Infatti, passando all'analisi
delle dinamiche settoriali del valore aggiunto, si nota un notevole miglioramento
complessivo confrontando le variazioni del biennio 1999-2000 con quelle
del 1998-1999 (da +0,6% a +7,4%), mentre nell'ultimo biennio 2000-2001
la variazione rispetto al precedente è ancora positiva ma si riduce
a +0,8%.
Anche le costruzioni migliorano le proprie performances nel 2001 rispetto
all'anno precedente (+2,6%), ma in misura inferiore rispetto al biennio
1999-2000 (+8,4%).
Per quanto riguarda gli altri settori, si nota l'andamento positivo del
commercio (da +1,4% nel 1999 a +6,6% nel 2000 a +7,0% nel 2001) e anche
un recupero dell'agroalimentare (da -5,5% nel 1999 a +0,8% nel 2000 a
+12,2% nel 2001).
L'analisi degli addetti alle unità locali delle imprese, rilevati
in corrispondenza degli ultimi censimenti, ci permette infine di evidenziare,
con un maggior dettaglio settoriale, i settori più rilevanti in
termini occupazionali.
Il terziario è ancora una volta il primo settore, anche se appare
in diminuzione nel periodo 1991-1996. Resta però notevole il peso
dell'industria, soprattutto quella manifatturiera, pur facendo registrare
nel periodo considerato una notevole contrazione (-27,9%), superiore a
quella rilevata a livello regionale (-6,2%). Seguono le costruzioni che
rappresentano uno dei pochi settori in crescita, sia pur lieve (+0,5%).
I dati provvisori del censimento dell'industria del 2001 mostrano, rispetto
al censimento 1991, un calo degli addetti all'industria del 19,8%, ma
anche una diminuzione nel commercio (-9,1%), mentre aumentano gli addetti
agli altri servizi (+20,5%).
Unità
di lavoro
Passando
all'analisi delle unità di lavoro nel 2001, si può osservare
il diverso peso nell'economia del Sel dei vari settori in base alla misurazione
in termini di unità di lavoro invece che di valore aggiunto.
Complessivamente, anche in questo caso, la maggiore percentuale è
rappresentata dal terziario, con il 51,5% delle unità di lavoro,
di cui il 21,0% fa parte del commercio (contro il 17,9% in termini di
valore aggiunto).
L'industria ha comunque un peso rilevante (39,9%) e superiore a quello
riscontrato in Toscana (23,6%). In particolare la siderurgia pesa il 31,9%
sul totale in termini di unità di lavoro (rispetto al 26,7% in
valore aggiunto) e le costruzioni il 5,1% rispetto al 3,9%.
Movimprese
Passando
ad esaminare il movimento anagrafico delle imprese tratto dal Movimprese
e relativo agli anni 1998-1999-2000 si evidenzia che nel triennio le unità
locali attive sono aumentate del 2,1%, in misura superiore al livello
provinciale. L'incremento si è verificato nell'ultimo biennio,
visto che nel 1999 si registrava una riduzione rispetto all'anno precedente.
Gli addetti risultano in calo (16,7%) più accentuato rispetto alla
provincia (-15,4%).
Per le aziende artigiane si riscontra una netta diminuzione sia delle
unità locali (-8,4%) che degli addetti (-32,2%) in entrambi i casi
meno accentuata che a livello provinciale.
Il settore del commercio registra un risultato positivo più consistente
per le unità locali (-3,7%), ma gli addetti calano del 23,4%. Gli
andamenti del comparto artigiano del settore risultano assai più
negativi.
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